Il nome della regione deriva da quello degli Umbri, la popolazione più antica dell’Italia secondo Plinio il Vecchio, che in epoca pre-romana (X secolo a. C.) era stanziata in un ampio settore della penisola, ad est del Tevere. La prima menzione ufficiale del nome avviene con la suddivisione amministrativa attuata durante l’impero di Augusto, per designare la VI regione che, tuttavia, ha confini molto più ampi dell’attuale. Con la caduta dell’Impero romano d’occidente la denominazione cade in disuso, e per diversi secoli il territorio sarà identificato come Ducato di Spoleto. Nell’ambito dello Stato pontificio, in cui viene inclusa l’area a partire dall’epoca medievale, il nome Umbria ricompare solo nel corso del XVI secolo. Infine, nel 1927 la regione raggiunge l’odierna configurazione territoriale e amministrativa.
“Umbria, terra di santi e di condottieri” e “Umbria: cuore verde d’Italia”, sono stati gli slogan che per molto tempo hanno contraddistinto la promozione turistica della regione. Tuttavia è difficile riassumere in una formula stereotipata le caratteristiche di una terra che, per la ricchezza e la varietà dell’ambiente naturalistico, dei prodotti eno-gastronomici, delle offerte culturali e della tradizione storico-artistico-religiosa, può soddisfare le richieste sia del viaggiatore più esigente sia del turista più curioso. Lo storico dell’arte Cesare Brandi paragonava l’Umbria a un grande Gioco dell’oca, fatto ti tante tappe obbligatorie, dove bisogna assolutamente fermarsi per scoprire le sorprese e le meraviglie che il viaggio ci può regalare. Le città e i centri della regione, grandi o piccoli che siano, sono delle gemme d’arte e di cultura incastonate in un paesaggio ameno e suggestivo, dai tratti mutevoli. Con le numerosissime manifestazioni periodiche, legate alla vita civile o religiosa, (Corsa dei Ceri a Gubbio, Calendimaggio ad Assisi, Corsa all’Anello di Narni; Giostra della Quintana a Foligno; Mercato delle Gaite a Bevagna; Infiorata di Spello; Festa della Fioritura a Castelluccio di Norcia; Eurochocolate a Perugia; Processione del Corpus Domini a Orvieto; Festa di Santa Rita a Cascia; solo per citare le più note) l’Umbria si caratterizza come una regione fedele alle antiche tradizioni. Tradizioni che si riscoprono anche a tavola, con sapori genuini, attraverso una cucina che utilizza in prevalenza prodotti tipici locali di alta qualità: legumi, formaggi, insaccati, tartufo, carne dei pascoli montani, pesce d’acqua dolce, pregiato olio d’oliva e vini DOC. Le strutture ricettive umbre garantiscono da sempre i massimi livelli di ospitalità per soddisfare ogni tipo di richiesta: residenze d’epoca ricavate in case nobiliari, castelli o monasteri; alberghi, agriturismi, country house, case religiose di ospitalità, campeggi, ostelli, rifugi, camere in affitto, offrono la possibilità di soggiornare in tutte le località.
Le vicende storiche della regione
Quello che oggi costituisce il territorio dell’Umbria risulta già abitato nella preistoria: un po’ ovunque i ritrovamenti archeologici documentano la vita già nel periodo neolitico, anche se più frequenti sono le testimonianze dell’età del ferro. Da sempre la regione si configura come un importante crocevia: un luogo di passaggio obbligato per le migrazioni che si svolgevano nella penisola, e per le vie che congiungevano le coste tirreniche e adriatiche. Il territorio privo di ben delimitati confini naturali, tra l’VIII e il VII sec. a. C. era abitato da due popolazioni diverse e rivali: gli Umbri a est del Tevere e gli Etruschi a ovest. Tra il IV e il III secolo sotto il controllo romano la regione trova una certa unità, sancita anche dalla fondazione delle prime città, come ad esempio Narni (299 a. C.) e Spoleto (241 a. C.), e dall’apertura della Via Flaminia (220 a. C.) che collegava Roma all’Adriatico attraversando per esteso il territorio umbro. La ristrutturazione amministrativa di Diocleziano (IV sec. d. C.) comporta la perdita dell’identità regionale, accentuata, prima, dalle invasioni barbariche e dalle guerre fra Goti e Bizantini, e successivamente dalla conquista da parte dei Longobardi, che nel 571 fondarono il Ducato di Spoleto. La sottomissione del Ducato al Pontefice romano e le donazioni dei re franchi, determinarono a partire alla fine dell’VIII secolo l’assoluta sovranità del Papa nell’Italia centrale. Tuttavia le mire espansionistiche del papato erano contrastate dagli interessi degli imperatori germanici, che intendevano mantenere il controllo di alcuni centri umbri, e dalla nascita dei Comuni. La tendenza al frazionamento in molteplici nuclei di potere locale e le rivalità tra Guelfi e Ghibellini contrassegnarono la storia del Medioevo umbro. Nel XIV secolo si evidenziò l’egemonia culturale, economica e politica Perugia e la nascita delle Signorie locali. Un tentativo, non riuscito, di unificazione regionale si ebbe nel XV secolo con Braccio Fortebraccio da Montone, il primo di una schiera di condottieri (Niccolò e Jacopo Piccinino, Erasmo da Narni detto il Gattamelata, Bartolomeo d’Alviano, Malatesta Baglioni), che riempirono le cronache militari fra il XV e il XVI secolo. Con la restaurazione e l’annessione allo Stato pontificio per la regione iniziò un periodo di isolamento, di profonda stagnazione economica e di involuzione culturale. Da questa stasi l’Umbria uscirà solo nel 1798 con gli avvenimenti conseguenti la Rivoluzione francese, quando divisa in due dipartimenti (Trasimeno con capoluogo Perugia e Clitunno con capoluogo Spoleto) entrò a far parte della Repubblica Romana, e in seguito venne annessa all’Impero napoleonico. Dopo la restaurazione del 1814, il mal sopportato potere temporale del papato portò ai tentativi rivoluzionari del 1831 e 1848, e all’insurrezione di Perugia nel 1860. Con decisione plebiscitaria il 17 dicembre 1860 venne istituita la Provincia dell’Umbria del nuovo Regno d’Italia. Nel corso del XIX secolo venne completata le linea ferroviaria Roma – Terni – Ancona, collegata alla Foligno – Perugia – Terontola; e a Terni si costituì un importante polo industriale. Nel 1927 fu istituita la provincia di Terni, città che durante la seconda guerra mondiale subì 108 bombardamenti. Nel 1944 le truppe degli Alleati entrarono a Terni il 13 giugno, tre giorni dopo a Foligno, il 20 a Perugia e il 25 a Gubbio. Secondo i dati ISTAT, nel 1996 i residenti nella regione sarebbero 829.915, e nel 2001 825.826.
I principali caratteri geografici del territorio
L’Umbria è l’unica regione dell’Italia peninsulare a non essere bagnata dal mare. Con una superficie di 8.456 chilometri quadrati risulta una delle più piccole regioni italiane, ma ciò nonostante il suo territorio non presenta caratteri di chiara omogeneità, anzi è variegato e ricco di particolarità: dolci profili collinari sono inquadrati da alte montagne, verdi vallate e fertili pianure mostrano i segni delle colture millenarie, bacini lacustri e corsi fluviali lambiscono i principali centri abitati. Il territori umbro arriva raramente sotto i duecento metri d’altezza, quindi è interamente classificato come montuoso-collinare. I rilievi principali si trovano lungo la dorsale dell’Appennino Umbro-Marchigiano, che si prolunga nel sistema dei Monti Sibillini, dove l’Umbria ha la sua cima più elevata nel gruppo del Monte Vettore (Cima del Redentore, 2449 metri s.l.m.). Le cime hanno di regola forme arrotondate, tranne nel settore meridionale attorno alla conca di Terni, dove la morfologia si fa relativamente più aspra; mentre nelle terre dell’orvietano sono evidenti i segni delle ultime propaggini dei sistemi vulcanici laziali. I rilievi, anche quelli collinari, sono inframezzati da conche e ampie vallate, di cui la principale è la Valle umbra che si estende da Torgiano a Spoleto. L’asse centrale dell’idrografia umbra è rappresentato dal Tevere, che l’attraversa per circa 210 Km da nord a sud-est, e nell’antichità costituiva la principale via di comunicazione. Fra i piccoli laghi troviamo Piediluco, tributario del Velino, Corbara e Alviano creati artificialmente lungo il corso del Tevere. Di tutt’altra rilevanza il Trasimeno, il quarto lago italiano per estensione con circa 126 chilometri quadrati di superficie, che al contrario dei vicini laghi laziali non ha origine vulcanica, ma alluvionale, in parte tettonica, e risulta essere un residuo di un più ampio bacino lacustre che in ere remote occupava l’attuale Valdichiana. La ricchezza idrica della regione è costituita anche dalle numerose sorgenti di acque oligominerali o termali, le cui proprietà curative sono note da secoli e vengono ancora oggi sfruttate, sia per l’imbottigliamento sia per le cure nei centri specializzati. Sebbene ridotte rispetto al passato, le superfici boschive coprono circa il 30% del territorio regionale al di sopra dei 500-600 metri d’altezza, e sono formate in prevalenza da querce, lecci, rovere e dai faggi nelle zone più montuose. Nelle zone collinari prevale l’ulivo, che potremmo considerare un simbolo della Regione, in quanto è inscindibilmente legato al paesaggio agricolo, all’economia e alla gastronomia. Altro tipico elemento visivo delle campagne umbre sono i regolari filari di viti, e la giustapposizione di tante colture che colorano il paesaggio agrario. In ogni angolo dell’Umbria sono visibili i segni dell’insediamento umano, a cominciare dai caratteristici borghi aggrappati sui pendii e le alture, che conservano intatti i tessuti urbanistici medievali.