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ITINERARI DEL SACRO
I luoghi di San Francesco e Santa Chiara
Nato ad Assisi nel 1182, ivi morto nel 1226, fu considerato un santo già dai suoi contemporanei. Figlio di un ricco mercante di stoffe, abbandonò tutto per vivere in povertà e portare un messaggio di pace e speranza nel mondo. Francesco viaggiò in Italia e nel mondo per predicare con gioia e umiltà. Patrono d’Italia, è un esempio universale di fratellanza.
L’itinerario inizia nel centro di Assisi. I resti di quella che si ritiene la casa natale del Santo sono inglobati nella chiesa Nuova; nel duomo di san Rufino fu battezzato e anni dopo davanti alla stessa chiesa si spogliò dei suoi ricchi panni per diventare il Serafico Poverello. Secondo la tradizione frequentò la scuola che si trovava a piazza Santa Chiara, e i resti si trovano nella cripta della chiesa di Santa Chiara, dove è custodito anche il Crocifisso che in san Damiano lo esortò a seguire il Vangelo. Oltre a San Damiano, dove dettò il Cantico delle Creature, poco fuori Assisi vi è la basilica di Santa Maria degli Angeli, al cui interno vi è la Porziuncola, la piccola chiesa ristrutturata dal Santo, e la Cappella del transito, dove morì. Il Santuario di Rivotorto con il “tugurio”, luogo di penitenza; l’Eremo delle Carceri, luogo di preghiera. La tomba di san Francesco si trova nella Basilica ad Assisi, dove la sua storia è narrata nel ciclo di affreschi di Giotto. Nella stessa Assisi si hanno le testimonianze della vita di Santa Chiara, che a 18 anni fuggì dalla vita agiata per imitare la scelta di vita evangelica dell’amico Francesco, e fondò l’ordine delle Clarisse.
Altri luoghi francescani in Umbria sono: a Gubbio, dove Francesco si rifugiò per sfuggire alle ire del padre e dove ammansì un famelico lupo incontrato presso la chiesa della Vittorina. Nella chiesa di san Francesco della Pace c’è la pietra su cui il Santo saliva per predicare. A Cannara (chiesa della Buona Morte) avrebbe fondato il Terz’Ordine; a Bevagna predicò agli uccelli salendo sulla pietra che è nella locale chiesa a lui dedicata; a Vecciano, vicino Montefalco avrebbe fatto sgorgare una sorgente d’acqua; a Lugnano in Teverina il ricordo di un suo miracolo permane nell’affresco duecentesco della chiesa di San Francesco; miracoli del santo si ricordano anche a Narni e San Gemini, e Terni, dove si costruirono chiese a lui dedicate. Nel duomo di Spoleto è custodita una sua lettera indirizzata a Leone, suo compagno anche a La Verna dove ricevette le stimmate. Luoghi di quiete e di bellezza naturale scelti per la meditazione da Francesco si trovano anche a Narni, (allo Speco); a Cesi (Convento dell’Eremita).
San Valentino
Secondo la tradizione agiografica, nel II secolo il vescovo di Terni, Valentino, unì in matrimonio due giovani, Sabino e Serapia, contrastati nel loro amore dalle due famiglie in quanto appartenenti a religioni diverse: uno pagano e l’altra cristiana. Grazie a quest’atto il vescovo di Terni è venerato dalla devozione popolare come “patrono degli innamorati”. Le sue spoglie sono custodite nella Basilica a lui dedicata in città e ogni anno la celebrazione della sua festa, il 14 febbraio, avviene alla presenza di molti promessi sposi.
Itinerario benedettino
San Benedetto e sua sorella gemella Santa Scolastica nacquero a Norcia nel 480. San Benedetto, padre del monachesimo occidentale è patrono d’Europa. L’ordine da lui fondato, quello dei Benedettini, basato sulla regola dell’”Ora et Labora”, costruì chiese a abbazie che divennero vitali centri di cultura e di attività socio-economiche. Il percorso inizia da Norcia, nella cripta della basilica dedicata al Santo, costruita già nel VI sec., si riconoscono i resti della casa natale. Altre memorie si trovano in tutto il centro, come nel Palazzo comunale dov’è il Reliquiario di San Benedetto. L’abbazia di Sant’Eutizio, vicino Preci, immersa nello scenario appenninico, è un importante esempio dei primi insediamenti del monachesimo cenobitico occidentale, con la chiesa ricostruita in forme romaniche nel XII sec.. Fu importante centro di studi medici, ospitò uno scriptorium, e amministrò un vasto territorio. Seguendo il corso del Nera, nei pressi di Castel San Felice, l’omonima chiesa abbaziale ad un unica navata e con il superbo rilievo in facciata che illustra la lotta di Mauro e Felice contro il drago, è un’altra pregevole testimonianza dell’arte romanica umbra. Altro tesoro artistico è a Ferentillo, San Pietro in Valle fu per lungo tempo una chiesa abbaziale benedettina. Luoghi benedettini di Spoleto sono: le chiese di San Salvatore, San Ponziano, San Paolo inter vineas, Sant’Eufemia, Sant’Ansano e San Gregorio, mentre salendo su Monteluco, troviamo l’abbazia di San Giuliano, costruita a partire dal 528. Secondo la tradizione santa Scolastica e san Benedetto fondarono in Umbria oltre trecento monasteri maschili e femminili. Giungendo nel ternano, memorie dei Benedettini, sono a San’Alò a Terni, a San Benedetto in Fundis a Stroncone, e a San Cassiano, presso Narni, fondata intorno all’anno mille ha l’aspetto di una fortezza sopra la Flaminia.
I luoghi di San Romualdo
L’itinerario dei luoghi del movimento eremitico fondato da san Romualdo con la riforma camaldolese, inizia dall’abbazia di San Salvatore vicino Umbertide, abbazia fondata dal santo forse nel 1007, ma oggi con forme romaniche rimaneggiate nel XVII secolo, e con il soprastante eremo di Montecorona collegato all’abbazia da un sentiero immerso nella natura chiamato “mattonata”. Sempre nei pressi di Umbertide, tra le colline della valle del Nestore, sorge l’abbazia di San Cassiano, lungo la strada che porta a Camaldoli. Seguendo la SS 219 oltrepassando Gubbio, dove è d’obbligo una sosta all’abbazia di Camporeggiano e alla chiesa dedicata a Sant’Ubaldo sulla sommità del monte Ingino, si percorre la Flaminia fino all’abbazia di Santa Maria di Sitria fondata da san Romualdo nel 1020, dove visse per sette anni in assoluto silenzio, con la chiesa romanica e l’antico cenobio. Secondo la tradizione altre tracce del passaggio e delle predicazioni di san Romualdo si ritrovano nei numerosi eremi del monte “Serra Santa” sopra Gualdo Tadino.
Cascia e Santa Rita
L’agostiniana Rita da Cascia è invocata dalla devozione popolare come la “Santa degli impossibili e Avvocata dei casi disperati”, pertanto il santuario costruito negli anni Quaranta del Novecento al centro del paese è meta di continui pellegrinaggi. L’edificio sorge sul luogo dell’antica chiesa agostiniana, con annesso convento dove nel 1457 morì la Santa. Il contiguo monastero conserva le memorie della vita e della devozione verso santa Rita. Da Cascia ci si sposta verso Roccaporena, borgo natio della Santa (forse 1381). La casa dove nacque venne trasformata in chiesa nel 1630, ma restaurata nel 1946. Nella parrocchiale di san Montano, di origine duecentesca, è il luogo dove Rita si sposò e dove si trovano le tombe dei suoi familiari, oggi è un santuario con annessa casa del pellegrino. Nell’antistante quadriportico si dice vi fosse l’orticello della Santa. L’abitato è dominato dalla roccia detta “scoglio di Santa Rita”, alla cui sommità è stata innalzata una cappella sul luogo in cui Rita si ritirava in preghiera.
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